martedì 21 novembre 2017

Vedi Napoli (e poi muori?)

Napoli ha una brutta fama. Quando ho detto che avrei passato qualche giorno nella città, tutti si sono precipitati a darmi consigli sulla varie cose a cui si deve stare attenti: guarda che lì tutti passano col rosso, ti fregano il portafogli, non portare con te il cellulare nuovo, eccetera. Tuttavia sapevo che dovevo andarci, innanzitutto perché ci sono delle testimonianze artistiche e storiche davvero uniche (ne parlerò tra poco) e poi perché uno dei miei nonni (morto prima che io nascessi) era delle vicinanze, non l'ho conosciuto quindi non ho influenza "culturale" del posto, ma non potevo continuare a ignorare una città a cui almeno in parte appartengo.

Alessandro Magno cerca di acchiappare il Re persiano. Museo Archeologico.

L'impatto, all'arrivo, non è stato dei migliori. Piazza Garibaldi, davanti alla stazione ferroviaria, l'ho vista in una specie di "giorno di mercato," trasformata in un suq fatto di piccole bancarelle, con in giro ceffi patibolari in libera uscita, un sacco di stranieri, prevalentemente neri, che non sembrava avessero nient'altro da fare che starsene seduti o appollaiati in giro, e una generale impressione di sporco. Quest'ultima non ha fatto che rafforzarsi nel periodo passato lì, tra case scrostate e ridotte allo schifo e cumuli di immondizia che bloccavano i marciapiedi: certo non si deve generalizzare ma certi scorci che ho visto erano così desolanti che per confrontarli con qualcosa di simile non mi bastava nemmeno il ricordo dei peggiori angoli di Istanbul, dovevo tornare con la memoria all'India.

giovedì 16 novembre 2017

Colonizzazione Fase Uno

Nonostante il finale decisamente in declino della quadrilogia dell'Invasione di Harry Turtledove, ho deciso di dare un'altra possibilità e ho acquistato Colonizzazione: Fase Uno, che è l'inizio di una successiva serie dello stesso autore. Per inciso, ho trovato il libro come usato a un prezzo molto ragionevole, anche se sono passati diversi anni e quindi la reperibilità del materiale non è sempre semplicissima. Parlerò adesso di questo libro, anticipando elementi della trama.

Devo dire senza mezzi termini, fin dall'inizio, che sono deluso. C'era la possibilità di creare qualcosa di nuovo con l'arrivo della flotta di colonizzazione, ma il risultato non è all'altezza delle mie aspettative, anzi per certi aspetti penso che si possa considerare davvero modesto e privo di ispirazione. C'è qualche guizzo di curiosità con  le tematiche introdotte dall'arrivo dei coloni: maschi e femmine che cominciano a costruire, nelle zone climaticamente favorevoli alla Razza (i deserti, in pratica) nuove città simili a quelle della loro patria. I terrestri invece hanno satelliti e navete spaziali, ma è ben poco di fronte alla tecnologia della Razza (ovvero dei Retili invasori).

sabato 11 novembre 2017

Il marcissimo mondo dello spettacolo, e anche tutto il resto

"Soubrette, attricette, ballerine, per queste la trombata con il produttore è come andare dal ginecologo, lo fanno con una disinvoltura che non so davvero dove trovino." Sono le parole che sentivo, molti anni fa, da una donna che lavorava presso una famosa emittente televisiva privata italiana. Perciò quando in Italia sono scoppiati scandali con personaggi eminenti e cene... eleganti, non mi sono meravigliato più di tanto. Prima del caso Weinstein, però, potevo ancora illudermi che negli USA ci fosse ancora qualche isola di professionalità dove cercare di lavorare nello spettacolo non volesse dire automaticamente dover andare a letto con i produttori.

Harvey Weinstein, qui con Gwyneth Paltrow

Invece pare che tutto il mondo sia paese, più o meno. E non si tratta soltanto di donne, visto che giovanotti e ragazzini che lavorano nello spettacolo si sono trovati ad affrontare (e succede ancora adesso, immagino) i palpeggiamenti e le avances di personaggi potenti e prepotenti, gay con o senza la variante della pedofilia. Uno di essi, Kevin Spacey, ha fatto delle ammissioni importanti e dovrà presumibilmente vedere la fine ingloriosa e prematura della sua carriera, a meno che dopo un periodo in purgatorio torni di nuovo alla ribalta (come succede sempre in Italia, ma negli USA forse non è la stessa cosa).

martedì 7 novembre 2017

Maledetti da Dio

Poche volte capita che i traduttori italiani azzecchino il titolo di un libro o di un film migliorando l'originale, anzi nella maggior parte dei casi la traduzione letterale, se praticabile, è meglio di quello che si vanno a inventare loro. Una eccezione la posso concedere per Maledetti da Dio, titolo che avrebbe dovuto essere (sia traducendo dalla lingua inglese che dall'originale danese) la Legione dei Dannati. Direi che i traduttori stavolta hanno saputo prenderci bene con l'intento dell'autore, appioppando ai protagonisti una specie di maledizione biblica, da cui non si può sfuggire. Quella del soldato tedesco nell'ultima guerra, stretto in una morsa e condannato all'inevitabile sconfitta.



L'autore è Sven Hassel, oggi defunto, danese finito nell'esercito tedesco della Seconda Guerra Mondiale. È davvero andata così? Faccenda controversa, preferisco non entrarci. I suoi libri, di cui Maledetti da Dio è il primo, narrano le vicende di un gruppo di disperati, destinato a essere decimato nel tempo, condannati per vari reati o per opposizione politica al governo di allora, trasferiti ai battaglioni di disciplina, costretti a battersi su tutti i fronti senza altra prospettiva finale che non sia la sconfitta e la morte.

giovedì 2 novembre 2017

Invasione: Atto Finale

Il quarto libro sulla serie dell'Invasione di Harry Turtledove, intitolato Invasione, Atto Finale, racconta delle fasi finali del conflitto e della decisione da parte di Atvar, Signore di Flotta, di intavolare trattative con le potenze terrestri in possesso della bomba atomica (sto anticipando elementi della trama).
Ho parlato con piacere di questa serie, dell'ambientazione intelligente che è stata costruita, per cui è con un certo rammarico che mi trovo a dover ammettere che il qurto libro è moscio. L'esito del conflitto era scontato forse fin dal primo volume, certamente dal secondo: la Razza (i Rettili) non era in grado di conquistare Tosev 3 (la Terra) senza infliggere enormi danni, e inoltre la superiorità tecnologica sugli umani ha un limite, quello dovuto a una scorta di armi e munizioni più che notevole ma, in fin dei conti, limitata. Insomma, piaccia o no, bisogna in qualche modo che il conflitto abbia fine, senza poter raggiungere una vittoria definitiva.

Mentre può essere benvenuta la descrizione dettagliata di certe fasi delle trattative, nel quarto libro non avviene un gran che... e una enorme quantità di spazio è dedicata a una missione demenziale di Otto Skorzeny, il capo-commandos della Germania, per attaccare con una bomba atomica la città di Lodz ed eliminare un gran numero di Polacchi, Rettili ed Ebrei, e far saltare i negoziati di pace senza che la responsabilità cada su Hitler.

domenica 29 ottobre 2017

Grosso guaio in Catalogna

Sembra quasi una valanga, che parte molto piccola ma che può andare a finire male. Perché questa Europa unita è (non senza delle ragioni) pronta a finire in mille pezzi, estremamente fragile. Se dovesse esserci qualcosa come una violenta lotta di secessione in mezzo all'Europa di oggi, le conseguenze potrebbero essere inimmaginabili.

E sembra che non gliene freghi niente a nessuno. A dire il vero in un certo senso è giusto così, sono affari interni di un paese, non è che da Bruxelles o da altre capitali possano dire cosa dovrebbe succedere per risolvere questo problema del referendum e della dichiarata volontà di separarsi espressa a Barcellona. A me sembra una faccenda anacronistica, anche se un sacco di gente in Catalogna vuole la secessione, così come ho sempre pensato ai "moti" secessionisti di casa nostra come cose poco concrete. Eppure avviene. Mi sembra che la questione stia finendo su un piano inclinato, inarrestabile, e verso un baratro molto pericoloso.

venerdì 27 ottobre 2017

Monstress volume one - awakening

Questo fumetto l'ho comprato in inglese e tenuto in attesa per mesi, di modo che avrei poi potuto, in effetti, comprarmelo in italiano. La casa editrice è la Image, che avevo seguito parecchio tempo fa (vent'anni?) quando era una giovane e rampante editrice "indie" di fumetti supereroistici. Serie come Wildacats o Cyberforce, che avevo seguito nel periodo (breve) in cui m'ero dedicato energicamente agli eroi in calzamaglia. Gli autori, anzi le autrici, sono Marjorie Liu (storia) e Sana Takeda (disegni), statunitense la prima, giapponese la seconda.
Sto parlando di Monstress, ambientato in un'Asia "alternativa" con influenze steampunk e motivi grafici art nouveau (liberty) negli edifici, nell'abbigliamento, e nello stile generale del fumetto.


La storia segue le disavventure di Maika, che fa parte degli Arcanici (traduco come posso dall'inglese), una razza di persone con caratteristiche magiche generalmente evidenti nel corpo. I nemici degli Arcanici sono gli umani, governati da un matriarcato in cui un potere fondamentale è costituito dalle Cumaea, ordine di sacerdotesse che traggono i propri poteri dai nemici, dagli Arcanici.

domenica 22 ottobre 2017

It - Chapter One

Chi è quel clown e perché fa tanto paura? Me lo sono chiesto per decenni, in quanto l'unico libro di Stephen King che ho letto è l'Ombra dello Scorpione e It è sempre rimasto nelle intenzioni. Il dubbio ho voluto togliermelo guardando questo film, e certamente è stato un errore perché piuttosto avrei dovuto leggere il libro. Comunque sia, sono andato a vedermi It, il film diretto da Andy Muschietti, regista argentino non estraneo all'horror. Per la precisione il film in inglese si intitola It - Chapter One, perché non esaurisce i fatti narrati nel libro... per cui volendo vederli ci saranno sicuramente i seguiti.



It è la storia di un mostro che a scadenze periodiche sfoga la sua fame su una sventurata cittadina; la storia che ci viene narrata parte dalla scomparsa di Georgie, bambino che viene fatto sparire dal terribile clown mentre cerca di recuperare una barchetta di carta. Sarà il fratello assieme a un alro gruppo di amici, ragazzini scalognati chiamati "the losers" (i perdenti) da tutti e anche da loro stessi, a sentire la necessità di indagare sulla scomparsa di Georgie e su altre sparizioni. Tra gli attori che prendono i ruoli di questi ragazzi segnalo Finn Wolfhard, già visto in Stranger Things, comunque tutti bravi, anche col doppiaggio in italiano.

Anche gli amici hanno avuto visioni e sentito strani richiami o strani rumori. Il gruppo, a cui si aggiunge Bev, una ragazza chiacchierata nella comunità, e un ragazzo nero, svolge la sua indagine difendendosi allo stesso tempo dalle persecuzioni dei bulli e dall'inutilità dei genitori, che sono indifferenti a tutto e in un paio di casi personaggi davvero sinistri.

mercoledì 18 ottobre 2017

Blade Runner 2049, riflessioni e significati

Dopo aver riflettuto sulle emozioni e gli stimoli che mi ha lasciato Blade Runner 2049, volevo scriverne un attimo, ma questa volta non sarà una recensione e non sarà priva di anticipazioni, tutt'altro. Innanzitutto: il film mi è piaciuto. Mi sento di dire che questo film è riuscito a mettersi nel solco del predecessore rispettandolo, e senza maltrattarne le tematiche e le atmosfere nella storia che racconta. Da appassionato del vecchio Blade Runner, senza voler fare impossibili paragoni, dico che ho potuto godermelo. Ma non so se, nel caso si voglia veramente procedere a sviluppare gli spunti di Blade Runner 2049 in una serie di diversi futuri film, la storia riuscirà a volare e mantenersi a galla in aria oppure crollerà al suolo.

giovedì 12 ottobre 2017

Invasione: Atto Terzo

Con Invasione: Atto Terzo i guai dei Rettili invasori della Terra raggiungono un nuovo livello; ne parlerò, anticipando parti delll trama. La guerra si fa, se possibile, ancora più dura e spietata (Harry Turtledove ci piazza anche una bomba atomica tirata su Roma, città controllata dagli invasori, e nell'evento muore Papa Pio XII).

Un evento che sembrava epocale nella storia di questa serie era la diserzione di un alto ufficiale dei Rettili (Straha) dopo aver cercato di mettere in discussione l'autorità del Signore di Flotta Atvar. Lo spirito tradizionale dei Rettili impone una maggioranza schiacciante perché il comandante sia rilevato dall'incarico, non basta un voto più della metà.

Straha ci giunge vicino ma non ce la fa, e la logica conseguenza sarebbe il suo arresto da parte di Atvar... per evitare ciò, Straha scappa, scende sul pianeta con una navetta, e si consegna agli Statunitensi. Questo crea grandi conseguenze? Be', in questo libro no. È chiaro che adesso è disponibile una vera astronave per i terrestri, il mezzo di collegamento che il gerarca rettile ha usato per fuggire, ma studiarlo sarà impegnativo. E Straha non sembra prendere contatti con alcun leader, o avere nessun piano oltre al semplice salvaguardarsi dall'arresto e dalla punizione. Offre il destro alla propaganda USA e basta. Staremo a vedere.

Dall'altro lato della barricata prosegue la lunga parabola calante di Larssen, lo scienziato che si è visto la moglie soffiata da un giocatore di baseball. Sconvolto dalla rabbia, sempre più solitario e infine assassino. Il lettore si potrebbe aspettare che, specularmente alla mossa di Straha, Larssen riesca a disertare a favore dei Rettili e riveli che il programma atomico USA ha sede a Denver. Sarebbe un bel colpo, i Rettili (che buttano bombe atomiche a casaccio quando gli umani li colpiscono) sarebbero in grado di eliminare le pile atomiche e le migliori menti scientifiche. Ma Larssen viene ucciso, sorpresa! ...proprio mentre sta per arrivare al territorio presidiato dai Rettili.

sabato 7 ottobre 2017

Blade Runner 2049 (recensione senza anticipazioni)

Non sono uno con la classifica pronta, se mi si chiede quali sono i tre musicisti o gruppi musicali che mi piacciono di più rimango bloccato, e così per i fumetti o le serie Tv e via dicendo, ma sui film una idea chiara ce l'ho: Blade Runner per me è il miglior film mai girato. Ovvio che non potevo mancare alla visione di Blade Runner 2049, anche se, ovviamente, senza farmi aspettative di vedere qualcosa di altrettanto potente. Non cedo però alla tentazione di gridare al sacrilegio o di condannare in anticipo questo seguito, che tenta di resuscitare una storia che aveva avuto il suo senso compiuto già tanto tempo fa.



Una premessa che mi aveva insospettito era quella sul grande blackout. Avevo letto in un articolo che serviva a rendere appassionanti le investigazioni che si svolgono nel film, perché altrimenti tutto si potrebbe fare pigiando due tasti del computer. Be', si trata di un bel blackout, che ha addirittura cancellato tutte le memorie e i dati bancari. Ho pensato gemendo alla fesseria non necessaria, e in effetti l'idea non mi piace, ma senza anticipare altro posso dire che questo grande divisore che taglia fuori tutti i dati (o quasi) dell'epoca del primo film è funzionale alla trama del secondo per vari aspetti, quindi me ne sono dovuto fare una ragione.

venerdì 6 ottobre 2017

Ridendo e scherzando sono dieci anni

Nessuna fanfara, anche perché non ho badato all'esatta data del "compleanno," ovvero il giorno in cui il blog ha compiuto dieci anni. In verità è passato qualche mese. Tra l'altro questo è stato per me, su vari fronti, un anno difficile: motivi per auto-incensarmi comunque non ne vedo.
Ad ogni modo mentirei se dicessi che la cifra tonda non mi fa effetto, anche perché se è vero che non sono mai stato un blogger assiduo, che riesce ad aggiornare tutti i giorni o quasi, da allora (maggio 2007) non c'è stato mese in cui non sia comparso almeno un paio di post. Insomma è stato un discreto sbattimento, diciamolo.

Mi fa piacere che Mondi Immaginari sia ancora qui, quindi, e spero di restare in circolazione ancora per un pezzo.

lunedì 2 ottobre 2017

Invasione: Fase Seconda

Questo libro di Harry Turtledove è la continuazione del precedente Invasione: Anno Zero, di cui ho parlato recentemente. Continuano sostanzialmente le storie raccontate nel precedente volume della quadrilogia, la divisione mi sembra più che altro utile a evitare di pubblicare un unico libro dalle dimensioni enormi. Anticiperò qui qualcosa della trama di questo Invasione: Fase Seconda, mi aspetto che del resto la maggior parte dei miei visitatori lo abbia letto.
Innanzitutto, la corsa agli armamenti in questa parte della storia. Tutte le potenze terrestri si sforzano di costruire la bomba atomica, in modo da colpire i Rettili con la stessa potenza con cui loro hanno colpito due città umane, Berlino e Washington. Viene usato il materiale fissile rubato ai Rettili, si interrogano i prigionieri per scoprire informazioni tecniche (uno di essi con orrore si accorgerà che i "Grossi Brutti," ovvero i terrestri, non sono affatto ignoranti in tema di fisica nucleare). Il possesso da parte umana dell'arma apre delle spiacevoli possibilità, ovviamente. Se gli avversari venuti dallo spazio dovessero reagire lanciando altre bombe atomiche, dove si fermerebbe l'escalation? Il lettore sa già, perché segue i ragionamenti da entrambe le parti della barricata, che il "Signore di Flotta" Atvar, il comandante dei soldati della Razza (ovvero i Rettili), riceve critiche dagli altri ufficiali perché la guerra è inaspettatamente difficile, ma crede ancora improbabile di dover rinunciare alla conquista e colonizazione di Tosev 3 (ovvero la Terra). All'escalation è pronto, ma non può permettersi di portarla fino alla totale devastazione del pianeta, perché sarebbe contro i piani di colonizzarlo.

domenica 1 ottobre 2017

Trainspotting 2

Scegliete un megatelevisore del cazzo, era una volta... adesso è diventato "Scegli un iphone fatto in Cina da una donna che si è buttata dalla finestra, e mettilo nella tasca di una giacca, fresca di una fabbrica di schiavi del sud est asiatico." Insomma le prospettive sono modernizzate, sono cambiate, ma mica tanto. Il tragico e comico Trainspotting ha avuto un triste e malinconico e inutile seguito, e in fin dei conti visto il nichilismo delle tematiche, be', ci sta tutto.



Io comunque mi sono divertito a vederlo, ma è un film orrendamente mesto nonostante i momenti piacevoli.

sabato 23 settembre 2017

Valerian e la città dei mille pianeti

Scopro che questo Valerian e la città dei mille pianeti all'estero è già uscito da un po' e ha fatto un fiasco che viene addirittura definito clamoroso. Questo mi esime dal vedere il film? Assolutamente no, visto che il regista Luc Besson ci ha dato anni fa uno dei film di fantascienza più belli (a mio parere, ovviamente), ovvero Il Quinto Elemento, e visto che si tratta del film europeo più costoso di sempre. Almeno per capire cosa è andato storto, un'occhiata al film la dovevo dare.

Su una cosa non sono rimasto deluso, e le mie migliori aspettative sono state confermate. Il film è una meraviglia a cui assistere, un caleidoscopio di colori, un continuo bombardamento di forme, suoni, impressioni, musica e stili diversi. Ci sarebbe da rivedere parecchie scene anche solo per cogliere tutti i dettagli che meritano di essere ammirati. Non entro invece sulla discussione se il film sia stato osteggiato perché europeo. Luc Besson innanzitutto è un regista che crea un cinema parecchio all'americana. Questo film, come anche a suo tempo Il Quinto Elemento, ispirandosi al mondo della striscia fumettosa d'oltralpe, ha ovviamente una sua identità che è differente in molti modi a volte sottili e a volte evidenti, ma non vedrei uno stile decisamente "europeo" in quello che fa Besson, piuttosto c'è un suo stile particolare.


E comunque anche l'insuccesso del film è relativo, poiché si può parlare di fiasco solo se si confrontano gli incassi con un budget che forse era troppo ambizioso.

giovedì 21 settembre 2017

Death Note

Death Note è un manga (ovvero un fumetto giapponese), una serie di anime (che a casa nostra si chiamano cartoni animati), un certo numero di film (sempre giapponesi tre di essi, se la notizia che traggo da Wikipedia è corretta, ma non manca un adattamento cinese). E infine un film di marca USA. Parlerò di quest'ultimo, anticipando alcuni elementi della trama. Paragoni non ne faccio... tempo fa ho visto alcuni episodi della serie anime, che mi erano parsi disegnati in maniera poco piacevole e con un ritmo un po' lento, e per un motivo o per l'altro non ero andato avanti (del resto ci sono PARECCHI episodi). Comunque è troppo poco per farmi un'idea di come la faccenda si sviluppasse nel mondo del Sol Levante. Pertanto se il film yankee sia una buona interpretazione della storia originale è faccenda su cui non posso dare un'opinione... ma del resto non mi interessa farlo.


Mi basterebbe in effetti un film carino di suo, se poi non è fedele al suo mondo di riferimento amen. Tutto sommato non mi è dispiaciuto questo Death Note, ma andiamo con ordine...

domenica 17 settembre 2017

La mostra sugli anni '80

Presso il Wow Spazio Fumetto di Milano (Viale Campania 12, sull'area dell'ex deposito dei mezzi pubblici ed ex fabbrica Motta) è ancora possibile per alcuni giorni visitare la mostra sugli anni ottanta. In contemporanea c'è anche un'esposizione delle tavole di Jack Kirby, un disegnatore Marvel degli anni d'oro.


Gli anni ottanta sono una memoria gloriosa per molte persone. In effetti queste mitizzazioni mi danno molto da riflettere perché sono basate su fattori per lo più superficiali: che musica si ascoltava, che film, divertimenti, eventi sportivi hanno segnato l'epoca. Non è che io non dia importanza a queste cose, ma credo anche che ogni persona che c'era abbia avuto i "suoi" anni (ottanta, novanta, ecc...) con problemi privati e momenti belli privati, e c'entri fino a un certo punto la patina pubblica degli eventi che hanno colorato un'epoca. Ma forse penso così perché io, con il mio carattere cupo e la mia misantropia, non ho amato particolarmente gli anni ottanta, se li intendiamo come molti li vogliono intendere, ovvero come epoca di facile divertimento, ottimismo e semplicità.

venerdì 15 settembre 2017

Riga

Poche vacanze, quest'anno, per via di tutta una serie di vicissitudini. Ho scelto come meta Riga, capitale della Lettonia, una nazione giovane dalla storia molto travagliata. Il viaggio in pratica ha preso buona parte del tempo. Poiché avevo solo 3 pernottamenti a mia disposizione ho volato con pochissima zavorra, sfruttando la possibilità di portare un "bagaglio a mano" comunque ragguardevole, misure 55x40x20, sul mio volo low cost. È stata una prima volta per un volo con Ryanair da Bergamo (anche se non il primo volo a "basso costo") e dopo pochi giorni già le regole sono cambiate, non puoi più portarti il bagaglio a mano da mettere nella cappelliera e anche una piccola borsa da tenere con te. Una delle due, e basta. Dovrò studiare la questione perché così lo spazio diventa davvero molto poco.
Il ritorno, sempre con compagnie "low cost," è stato un trauma perché volando con uno scalo tra controlli al metal detector, attese inutili passate a leggere libri e annoiarsi e via dicendo, praticamente è partita una giornata intera. Volare è sempre più una rottura di scatole, ma le alternative, con queste distanze, sono comunque poco attraenti.

La Statua della Libertà. Anni '30. La libertà la perse subito e dovette aspettare molti anni per riottenerla.


Sì, perché Riga è lontana. Oltre 1.600 Km da Milano in linea d'aria. Sono partito con il caldo, nonostante quei temporali che improvvisamente hanno abbassato le temperature ai primi di settembre, e mi sono trovato ad affrontare una temperatura che, portandosi sotto la media stagionale del luogo, è scesa anche sotto i dieci gradi (non è mancata una mezza giornata di pioggia). Pertanto regola numero uno: a latitudini scandinave l'estate e sempre un'ipotesi.

domenica 10 settembre 2017

E intanto su Netflix e zone collegate...

Un giorno dovrò sforzarmi di più di capire cosa rende interessanti le serie televisive. Ovvero cosa fa scattare quel meccanismo per cui una la divori, o comunque ti fai un punto fermo di terminarla, e un'altra la dimentichi dopo una puntata o due, senza quasi rendertene conto. Ovviamente parlo per me, ma sento in giro che per moltissima gente è la stessa cosa.

Un fatto è certo. Una serie è un grosso investimento di tempo, per cui è cosa buona e giusta lasciare perdere quando annoia o non convince. L'ho fatto con Sons of Anarchy nonostante fossi arrivato alla quinta serie: ripetitivo con troppi ammazzamenti e destini atroci, roba che ci si chiede perché questi poveracci dei protagonisti non si rendano conto che stanno giocando a un gioco troppo duro per loro. Ero affezionato alla serie ma alla fine la noia è intervenuta e ha avuto la meglio.

American Gods (Amazon Prime) l'ho vista fino alla fine. Ho faticato un po'. Ha momenti artistici, o anche scene che ti fanno morire dal ridere, così come lunghi periodi soporiferi. Chi era interessato probabilmente l'ha già finita da un pezzo, se non avete Amazon Prime o non l'avete comunque ancora vista consiglio di farci un pensierino.

The Defenders, quella sui supereroi Marvel, m'è crollata al primo episodio. Non avendo terminato nessuna delle quattro (quattro?) serie da cui traeva origine, non mi meraviglio.

Il protagonista di The Ozarks davanti al cadavere di un suo nemico (uno dei tanti)

La seconda serie di The Expanse parte già forte e mi sento di consigliarla, anzi credo che sia tra la fantascienza migliore che ci sia in giro in questo periodo.

Passando poi alle serie TV dove la droga la fa da padrona, noto con sgomento che hanno su di me una attrazione malsana. Non so davvero spiegarmi, visto che reputo il mondo degli spacciatori e dei narcotrafficanti una delle cose più repellenti sulla Terra. Eppure mi è piaciuta moltissimo la serie Breaking Bad (Gomorra non l'ho vista) e le prime due stagioni di Narcos. Quanto a quest'ultima, sorpresa: la terza serie parte lenta, noiosa, tediosamente complessa. Non sembra replicare il successo delle prime due e in effetti i personaggi non sono più gli stessi (visto che è caduto l'impero di Pablo Escobar). Legata alla droga ma più improntata al tema del riciclaggio del denaro sporco è The Ozarks, dove un consulente finanziario si trova costretto a costruire dal nulla un impero in un luogo molto particolare, e in situazionidi enorme stress. Un fattore che regge la serie è la razionalità del protagonista, che gira disarmato in mezzo alla gente più allucinante e deve alla sua mente limpida e rapida le soluzioni che gli permettono di restar vivo (lui e famiglia).
E poi c'è Weeds, dove al mondo della borghesia suburbana USA si incrocia il peggiore cinismo e l'immoralità più disinvolta, con la storia di una vedova che per fare quadrare i conti diventa spacciatrice in ambienti di perbenisti.

La mia speranza in questi giorni è che The Expanse confermi le impressioni che mi aveva dato la prima serie. Se avete Netflix, consiglio vivamente.

giovedì 7 settembre 2017

Invasione Anno Zero

Il libro è il primo di una classica e lunga serie della fantascienza. Dal momento che io sono scettico sui romanzi storici (in questo caso siamo nell'ucronia, ma sempre con una forte componente storica) è andata a finire che per un sacco di tempo non l'ho letto, sebbene fossi anche un po' curioso. La Seconda Guerra Mondiale è un argomento che conosco abbastanza bene e mal sopporterei vederla trattare male. D'altra parte l'autore, Harry Turtledove, è uno notoriamente molto preparato: la sua storia se l'è studiata.

Perciò alla fine mi sono letto Invasione: Anno Zero, e ho trovato una discreta soddisfazione, tanto che ho divorato in pochi giorni un tomo di dimensione abbastanza ragguardevole.
La Storia. Con qualche anticipazione. Come (quasi) tutti sapranno, Turtledove immagina nella sua ucronia che degli alieni invadano la terra nel bel mezzo della Seconda Guerra Mondiale, per essere più precisi nei primi mesi del 1942, sbarcando dallo spazio in vari luoghi, e prendendo il potere molto rapidamente in alcune zone (diciamo all'incirca il sud del mondo o buona parte di esso, ma anche l'Italia che anziché combattere accetta un compromesso), ma senza riuscire a farla finita con la resistenza dei terrestri.
Negli Stati Uniti e in Polonia, nonché in Russia e Cina, gli alieni hanno grandi successi ma non definitivi, pur assestando duri colpi alle armate Giapponesi, Sovietiche, USA e Tedesche. Giappone e Gran Bretagna non vengono invasi. Comincia una dura guerra, di cui vedremo nel libro più o meno un anno. Per sfuggire allo sterminio per mano tedesca, gli Ebrei di Varsavia si schierano (inizialmente) con gli invasori.

giovedì 31 agosto 2017

Dunkirk

Christopher Nolan si cimenta nel colossal bellico e ne approfitta per introdurre il suo stile cinematografico, sempre un po' contorto, anche nella narrazione di un evento come l'evacuazione di Dunkerque... visto che è una località francese, chiamiamola per una volta con il suo nome. Il titolo del film ovviamente anche nel nostro paese prende la dizione anglofona, e perciò abbiamo Dunkirk.

Il film non si perde in premesse, salvo qualche scritta all'inizio. Se non sapete cosa è successo, informatevi prima o dopo (il film, come al solito, non è una molto fedele ricostruzione degli eventi storici). Gli avvenimenti che ci vengono mostrati si riferiscono a teatri d'operazione differenti, sebbene collegati alla battaglia, e hanno tempi differenti. Perciò si alterneranno scene riguardanti i moli con i soldati in cerca di scampo, e queste vicende dureranno diversi giorni, con una missione da parte di tre aerei britannici che rappresenta un'ora di tempo, e un viaggio di salvataggio intrapreso da un anziano signore con la sua imbarcazione privata assieme al figlio e a un altro ragazzo, faccenda che dura una giornata circa. Quindi attenzione, il tempo non lineare di Christopher Nolan è in agguato ancora una volta.

lunedì 28 agosto 2017

Underworld: Blood Wars

Arrivati a questo punto è impossibile tenere in ordine nella propria testa le evoluzioni dell'universo narrativo di Underworld, anche perché ha poco senso farlo, data la scarsa coerenza narrativa. In Underworld Awakening avevamo la scoperta da parte della gente "normale" dell'esistenza di Vampiri e Lycan, e una caccia per eliminarli definitivamente. Ora, in Underworld: Blood Wars, diretto da Anna Foerster, i Vampiri ci sono ancora a casate intere e stanno di nuovo nei loro graziosi castelli a mettersi in pose eleganti mentre i loro avversari Lycans, agghindati a metà tra il motociclista e lo scaricatore di porto, meditano una nuova guerra.

Ovviamente c'è di nuovo Kate Beckinsale, che ha giurato cento volte di piantarla con Underworld e le tutine in latex ma forse non trova meglio da fare. Il suo personaggio, Selene, è odiato da entrambe le fazioni, ma Marius (Tobias Menzies, che fece la parte di Bruto in Rome), il leader dei Lycans, desidera catturarla per scoprire dov'è la figlia, Eve, l'ibrido perfetto fra le due razze, il cui sangue potrebbe essere usato per creare dei super guerrieri.

martedì 22 agosto 2017

Come finirà il capitalismo

Qualche tempo fa abbiamo visto il futuro secondo la visione di Jacques Attali (e se non avete tempo di rileggervi il post, era un futuro abbastanza orrendo, e che purtroppo si sta avverando). Parliamo adesso di Wolgang Streeck e delle sue riflessioni sul capitalismo.
La crisi del 2008 ha segnato un punto di non ritorno, dove l'economia è stata definitivamente ammazzata da un parassita, il capitalismo finanziario, che è troppo forte per essere corretto da altre forze sociali in una normale dialettica economica e politica, e troppo amorale per riconoscere i suoi errori e fare un passo indietro. Di fatto però, con una economia che non si riprende e che viene drogata di sussidi dalle banche centrali, è evidente che il giocattolo è rotto.

Nel suo Come Finirà il Capitalismo? il professore Wolfgang Streeck (sociologo ed economista) si interroga sulle prospettiva future del nostro sistema socio economico ponendosi soprattutto la domanda se il capitalismo sia arrivato alla fine, e cosa lo eliminerà definitivamente.

lunedì 14 agosto 2017

Pantheon

Parliamo di un fantasy abbastanza semplice, ma con qualche aspetto originale. Lo scrittore è Scott Becknam, statunitense e, a giudicare dalla foto su Amazon, giovane. Il libro è Pantheon. La storia a dir la verità si apre con una sequenza di eventi che si comprendono poco, venendo spiegati finalmente quando il protagonista, il giovane Lars, raggiunge la civiltà e ha modo di parlare con altri. Anticiperò qualcosina per spiegare questo libro, ma non tanto da rovinarvi una eventuale lettura.

Quello che sappiamo del protagonista è che vive nel deserto, solo con la madre, ma non appartiene alle tribù del luogo e non ne condivide la cultura, anzi non ci ha proprio a che fare, praticamente. I suoi unici vicini sono degli umanoidi dall'aspetto di rettili, nemici giurati che è sempre stato necessario tenere a bada. La madre di Lars all'inizio della narrazione è appena venuta a mancare, lasciandogli un anello e una strana bussola, e una missione da compiere: raggiungere la famiglia in una città lontana. Lars deve cremare la madre poiché i lucertoloni se la mangerebbero, dopo di che si allontana rapidamente, sia per completare la sua missione sia perché probabilmente finirebbe male se rimanesse in quel luogo (viene risparmiato proprio perché cede la sua caverna ai nuovi padroni). Praticamente a digiuno delle cose del mondo civilizzato, Lars si mette in viaggio.

sabato 12 agosto 2017

L'Atomica di Ciccio Pasticcio (morire per Guam? A Ferragosto?).

 Ciccio Pasticcio e il suo faccione sempre contento

Stiamo per morire travolti dall'olocausto nucleare? In questa strana estate 2017 la gente mi sembra più interessata ad andare in vacanza, per quanto il livello di scontro si sia fatto piuttosto acceso tra la Corea del Nord di Kim Jong-un e gli Stati Uniti di Trump. Proviamo a farci qualche domanda...

È difficile che qualcuno voglia veramente la guerra, tanto meno la guerra atomica. Il problema è che le minacce di Ciccio Pasticcio sono sempre molto enfatiche (distruggo questo, anniento quell'altro) ma non ridicole come quelle di un tirannucolo sudamericano o africano qualsiasi, perché la Corea del Nord ha la bomba atomica. Insomma non si possono trascurare quelle minacce con una risata, creano tensione nell'area, sia per quanto riguarda gli USA che i loro alleati locali. Spingono gli Stati Uniti a dover studiare delle contromisure sia come "posa" da mettere in atto (perché in Asia orientale non puoi "perdere la faccia") sia come rimedi concreti da studiare.

Nessun rimedio è in realtà una opzione piacevole. Dal momento che ogni tanto alle minacce verbali si aggiungono anche le scaramucce di confine, non fare niente e lasciare che i bluff di Ciccio Pasticcio si chiamino da soli vuol comunque dire permettere all'avversario di mettere sotto pressione la fazione occidentale nell'area. A Washington possono dire "tanto in fondo sono solo le solite fesserie," possono dirlo anche in Europa, ma difficilmente la stessa serenità si potrebbe trovare in Corea del Sud o in Giappone.
Fare la faccia feroce, come sta facendo in questi giorni Donald Trump, rischia di diventare una pessima figura se il gigante americano poi non facesse niente, trasformandosi in una "tigre di carta." E ovviamente attaccare per davvero la Corea del Nord può essere la soluzione più amara e sanguinosa di tutte.
Difficilmente l'esercito nordcoreano accoglierebbe i liberatori a braccia aperte. Quale che sia la tenuta ideologica della Corea del Nord (presumo scarsa) il paese è retto col pugno di ferro, la gente sarebbe obbligata a combattere, e forse lo farebbe volentieri, tanto più se comparissero sul fronte truppe "bianche." E poi cosa farebbe la Cina?

C'è poi la duplicità cinese da tenere in considerazione. La Cina è il principale sostegno economico (alimentare, energetico, ecc...) della Corea del Nord, anche se ciò non significa che sia in grado di controllare al 100% quello che Ciccio Pasticcio fa. Ogni tanto il governo cinese fa pressioni o applica qualche sanzione, ma si è dimostrato assai indifferente alle pressioni statunitensi per mettere una pezza alla situazione attuale.
Il problema è che, secondo me, quello che Kim Jong-un fa può magari essere motivato da ragioni interne (stabilizzare la propria leadership e non cadere in mano ai militari, anche se forse potrebbe esserci già caduto) ma sta benissimo alla Cina, che beneficia di ogni problema che gli USA possano avere nell'area.



Esiste una partita immensa nell'area, il controllo del Mar Cinese Meridionale. La Cina ha costruito basi, e a volte ha letteralmente creato delle isole, cementificando piccoli scogli, per racchiudere una immensa area marittima ricca di risorse, e reclamarne l'uso esclusivo. A quelle acque ritengono di avere diritto anche gli altri paesi dell'area, che però sono piuttosto riluttanti all'idea di far esplodere questa contesa. L'unico ostacolo, in fin dei conti, sono gli USA, che però si limitano a farsi vedere in zona con qualche nave. Con la Corea del Nord, la Cina ha un ottimo "proxy" aggressivo e veramente pericoloso per spingere gli USA a perdere la faccia, e presumibilmente i paesi dell'area (Filippine, Corea del Sud, lo stesso Giappone, nonché il Vietnam che si era clamorosamente riavvicinato agli USA) a riconoscere la supremazia cinese e non ostacolarne più le ambizioni territoriali.

La Cina è una potenza piuttosto prudente, come carattere nazionale, e si tiene (apparentemente) ai margini di una vicenda da cui potrebbe  grande profitto. Ma allo stesso tempo, poiché non vuole una Corea unificata sotto il governo del Sud, è comunque obbligata a sostenere Ciccio Pasticcio o un suo sostituto se le cose dovessero precipitare. Da una parte c'è da pensare che questa sia una partita lunga, dall'altra se gli USA la piantassero di ossessionarsi con la Russia e decidessero che è ora di fare qualcosa di concreto da queste parti, dovranno pesare bene le loro mosse, perché attaccare la Corea del Nord significa mettere piede su una piccola polveriera, che potrebbe farne esplodere una molto più grande. I Cinesi hanno creato un sistema "furbo" per mettere sotto pressione gli USA, ma non sono certi al 100% che la faccenda non abbia una escalation se gli USA perdessero la pazienza.

Peraltro, mi sbaglierò, ma qui mi sembra che siamo a un punto cruciale della lotta per il predominio nel mondo. Se gli USA non mettono un freno ai loro nemici/rivali nell'area, adesso o entro i prossimi pochi anni, praticamente abdicano al ruolo di superpotenza globale che tanto amano.

Insomma, magari non sarà questa la volta buona, ma nell'estremo oriente esistono i presupposti per l'esplosione di un macello di grandissime dimensioni.




lunedì 7 agosto 2017

Abbiamo vinto?

Domanda che circola tra blogger e social network, già da un po'. Non mi ricordo da dove è partita la cosa, chi ha posto la questione per primo. In pratica, visto che una volta si era marginalizzati e oggi invece il fantastico dilaga dappertutto, quelli che lo amano, i "nerd," gli appassionati, possono dire di aver vinto la sfida di affermarsi ed essere accettati? Siamo sdoganati?
Tra cosplayer, orde di giocatori di videogame e GDR, tanti seguaci appassionati delle serie TV e dei film di genere, insomma, abbiamo vinto?

lunedì 31 luglio 2017

USS Indianapolis

Dico subito che il faccione di Nicolas Cage che campeggia sul manifesto su questo film è stato un deterrente forte, ma ero curioso e quindi sono andato a vedermelo.
Il buon Cage prende i panni del comandante McVay, sopravvissuto a un tragico affondamento verso la fine della Seconda Guerra Mondiale, e poi tramutato in capro espiatorio per coprire i grossolani errori che comportarono un forte ritardo nei soccorsi. La nave è l'incrociatore Indianapolis del titolo, che fu impegnata in una missione segreta per trasportare alcuni componenti della bomba atomica, la prima, quella lanciata su Hiroshima.


Per parlare un po' del fatto storico: dopo l'importante consegna, la nave ritorna a compiere le sue ordinarie missioni che dovevano portarla prima a una base USA e poi di nuovo verso il fronte. Il film mette molta enfasi sul fatto che l'Indianapolis aveva navigato senza la scorta perché "in missione segreta" ma quando l'incrociatore fu affondato in effetti era tornato alla sua routine, e stava navigando verso le Filippine dove ci sarebbe stato un periodo di addestramento per le nuove leve che aveva imbarcato. La scorta non c'era per il semplice fatto che i Giapponesi in quella fase della guerra erano in grado di infliggere pochi danni.

Ovviamente le cose andarono male: il sommergibile I-58 era proprio in cerca di prede lungo il tragitto. Il comandante Hashimoto, uno che per la maggior parte della guerra aveva sguazzato in acque tranquille attorno al Giappone, non si era segnalato nemmeno in questa missione, finora. Aveva lanciato alcuni attacchi inefficaci altrove, usando anche i Kaiten, siluri guidati da piloti suicidi. Di fatto l'unica nave che riuscì ad affondare fu L'Indianapolis, che si presentò così a breve distanza che non c'era la possibilità di mancarla: pertanto Hashimoto la eliminò con una nutrita salva di siluri ordinari. Una serie di incredibili trascuratezze ed errori di comunicazione fece sì che passassero alcuni giorni prima che l'equipaggio dell'incrociatore venisse soccorso, per cui di 1.196 uomini alla fine solo 317 si salvarono (300 circa erano morti subito, nell'attacco del sommergibile giapponese).

venerdì 28 luglio 2017

Black Sea

Gli abissi mi hanno fatto sempre orrore, anche quando il tema del film non è quello. Black Sea, del 2015 non è un horror però è un film che molto gioca sul timore dell'abisso, e dell'ambiente claustrofobico dei sommergibili. Di interessante ha anche un'altra cosa: un paio di attori che mi piacciono. Uno è il famoso Jude Law (tra i tanti ruoli, è un celebre cecchino russo nel film Il Nemico alle Porte), l'altro è Bob Mendelsohn, un personaggio pericoloso in questo film, e (tra l'altro) il cattivo di Rogue One: a Star Wars Story. E altri attori bravi, in un film di grande tensione.



Black Sea punta su una quantità di ossessioni, ma andiamo con ordine. Robinson (Jude Law), uomo che ha lavorato per una vita sui sommergibili e ha sacrificato la famiglia per via dei lunghi turni in mare, viene licenziato dalla società per cui lavora, così come altri brizzolati veterani del mare. Da uno di essi viene a sapere una vecchia storia, un U-boot tedesco affondato nel Mar Nero mentre portava in Germania dell'oro che Stalin aveva prestato a Hitler (prima che fra Russi e Tedeschi le cose precipitassero).

martedì 25 luglio 2017

Piccolo e grande schermo

Traggo spunto da un articolo su Indiewire.com per parlare di una opinione (è quella del regista Christopher Nolan) sulle differenze tra grande e piccolo schermo.
Nolan, criticando la politica di Netflix, dice che è suicida, soprattutto per il "vero" cinema, ovvero quello sul grande schermo: "Hanno una insensata politica di presentarsi simultaneamente con lo streaming e nelle sale, ovviamente un modello insostenibile per il cinema... credo stiano perdendo una grossa opportunità."

Per contro, Amazon (intendendo qui Amazon Prime) non fa lo stesso errrore, lasciando un gap di 90 giorni fra la comparsa al cinema di un film e quella sul piccolo schermo. Questo il suo parere.
Nolan, il cui film Dunkirk sta per arrivare alle sale, è chiaramente un regista votato al cinema, l'unica piattaforma che gli interessi veramente e che possa offrire allo spettatore una vera immersione nella scena.

Può darsi che Nolan abbia ragione, e certamente l'esperienza cinematografica è la migliore, salvo quando non ci sia un sovraffollamento di pubblico cafone che te la rovina, il che avviene più spesso di quanto vorrei. Poi ci sono anche altri problemi legati alla competizione per le sale cinematografiche, a quanto pare si tratta di una risorsa limitata... ricordo comunque le polemiche quando il film di Steven Spielberg Warhorse, un film non inteso per i memorabili incassi ma, diciamo, per l'arte, rischiò di non uscire nemmeno in sala. Allora: sì, i film dovrebbero sempre uscire sul grande schermo ma le grandi produzioni, quei film spesso semplici o semplificati per il grande pubblico e il grande incasso (quelli che li vedi sul serio e in versione completa solo in DVD o Blu Ray), hanno bisogno di tutti gli schermi che esistono.

giovedì 20 luglio 2017

E mi ripescai Rogue One

Non sono un fan di Guerre Stellari (non c'entra, ma sono pure abbastanza vecchio perché mi venga più immediato questo nome anziché Star Wars) e i film li ho visti quando capita, solo qualcuno (uno o due?) al cinema. Pertanto Rogue One è rimasto nel dimenticatoio per molto tempo, fino a che me lo ha proposto un sito di streaming (legale e a pagamento, ragazzi, non fate quella faccia lì).

Ovviamente il maggiore fattore di curiosità di questo film è il fatto che sia uno (il primo di diversi, presumibilmente) spin-off dell'universo Star Wars. Ovvero un film che fa parte dello stesso mondo e che segue le stesse vicende, ma con protagonisti diversi: in questo caso i principali protagonisti hanno solo parti marginali (La principessa Leila ovvero Carrie Fisher ritorna giovane, e viva, grazie alla computer grafica). Che questo film crei personaggi che s'impongano poi nel filone principale di Star Wars non è possibile per il semplice fatto che [avete visto tutti il film, immagino, comunque questo può essere considerato uno SPOILER, e ce ne saranno ancora] nessuno dei principali protagonisti sopravvive per vedersela un altro giorno. Proprio così. Il film narra la storia di coloro che sacrificando la vita rubano i piani della Morte Nera, la super arma dell'Impero dei cattivi, piani che sono importanti perché il progettista, un riluttante ingegnere costretto a lavorare per l'Impero, vi ha inserito un difetto che può essere sfruttato. In pratica gli eventi di Rogue One precedono di poco, e sono collegati con, quelli narrati nel primo film che uscì negli ormai lontani anni '70 del XX secolo. La terribile arma è la Morte Nera.

venerdì 14 luglio 2017

Little, Big

Scrivere questo post è un lavoro doppiamente ingrato. Innanzitutto perché l'argomento merita, ma siamo nel pieno della canicola, nei mesi centrali dell'estate, e la già modesta affluenza del blog scema a livelli veramente impressionanti (e preoccupanti), e in secondo luogo perché Little, Big, di John Crowley, è un libro di cui non è semplice parlare. Tanto per cominciare perché ha uno stile e uno svolgersi della trama che rende quasi impossibile raccontarla, nel senso che conta molto più il "come" le cose vengono dette rispetto ai fatti in sé.

Fuorviante è anche il collocamento di questa storia fantasy in tempi moderni, con addirittura una deviazione futuribile dal corso della storia in una specie di distopica oppressione in arrivo. Little, Big infatti non è un urban fantasy, non è una distopia per "giovani adulti" (quei libri, non di rado orrendi, che vanno tanto di moda). Uscito nel 1981, questo libro difficilmente può seguire le mode di oggi. Ha meritatamente vinto nel 1982 il World Fantasy Award, e questo rende ancora più triste il fatto che non sia tradotto in italiano (e, purtroppo questo blog ultimamente parla sempre più di libri o fumetti che nella nostra lingua sono irreperibili, e me ne dispiace).

Come sottotitolo Little, Big ha the Fairies' Parliament, ovvero il concilio delle fate, o qualcosa del genere. E ci sono forze fatate all'opera in questa storia, solo che vediamo solo molto raramente esseri fatati in azione, anche se gli umani coinvolti nella storia spesso hanno strani poteri, o subiscono bizzarre metamorfosi.

venerdì 7 luglio 2017

Avengers: Age of Ultron

Questo film supereroistico me lo ero risparmiato nel periodo in cui era uscito al cinema, e l'ho recuperato molto più tardi. Nella serie di film che crea l'universo Marvel, Avengers: Age of Ultron forse rappresenta un qualche momento importante, ma dopo i primi film, stancatomi del formato e della formula, il mio interesse alla faccenda è diventato prossimo a zero. O meglio... capitasse qualcosa di interesante (come il primo Iron Man, per intenderci) correrei ancora al cinema, ma non è il caso con questo film.

Va comunque riconosciuto a questa pellicola, diretta da Joss Whedon, di aver sfatato ancora una volta quelli che ritenevano prossima l'estinzione del genere supereroistico. Anche io sono del parere che fra un po' questi film saranno dei ferrivecchi, ma per il momento gli incassi spaziali sono garantiti (il datto di Wikipedia: oltre un miliardo e quattrocento milioni). Riuscito è anche lo sforzo di giostrare un numero di personaggi così grande (e sono tutti supereroi, nessuno è secondario) e dare a ciascuno il proprio momento di gloria e di importanza - magari qualcuno più di altri. Insomma, come il primo Avengers, il prodotto è riuscito decisamente bene.

Quello che a me non è piaciuto è la superficialità con cui sono state gestite le tematiche complesse che potevano essere sviscerate data la natura di Ultron e del pericolo che rappresenta, i gemelli Maximoff e il loro doppio tradimento... Anche quando il supereroe di turno comincia ad avere qualche superproblema, la semplificazione è d'obbligo. Spettacolare comunque, è ovvio, il macello che viene fatto di una ipotetica città dell'est europeo, grandi effetti speciali, eccetera. Chissà se il prossimo della lista me lo vedo...


mercoledì 5 luglio 2017

Les Guerrièrers de Troy

Troy è un mondo fantasy dalla storia complessa, che si snoda in secoli e secoli di eventi e ambientazioni diverse: di Lanfeust di Troy, il personaggio più rappresentativo di questo universo fumettistico (che è approdato anche ai cartoni animati, ai GDR ecc...), ho parlato ad esempio qui.
Quest'altra lettura, nata dai miei acquisti vacanzieri dell'anno scorso, ci porta alle guerriere di Troy (titolo francofono: Les Guerrières de Troy, se esiste una versione italiana? Credo proprio di no, quindi attenzione stiamo parlando di un fumetto in lingua francese...). Gli autori sono Arleston e Melanyn (storia), Dany (disegno e colori).

L'epoca delle Guerriere si colloca secoli e secoli prima delle storie di Lanfeust. Il primo volume si apre con una battaglia navale, che vede da ambo le parti la presenza di una feroce mercenaria semi discinta. Quella che difende i mercanti è Lynche, snella e coi capelli argentei, quella che sta coi pirati è una polposa rossa che risponde al nome di Raya: fa sfoggio di sé sulla copertina qui a fianco. La battaglia finisce bene per i mercanti, che riescono a sfuggire a una trappola e a vincere lo scontro, Raya è infatti costretta a salvarsi a nuoto. Ma non c'è malanimo fra le due fanciulle, perché stanno soltando facendo il loro comune mestiere, ovvero le mercenarie (consiste nel combattere e punire malamente, di solito, i maschi che adocchiano le loro forme, ma qualcuno è più fortunato degli altri...).

Quando Raya e Lynche, che hanno lasciato i rispettivi impieghi, si incontrano sulla terraferma, finiscono per partecipare a un'altra strana avventura.

giovedì 29 giugno 2017

Falling Skies

Questa serie TV, su Netflix come tante altre di cui ho parlato, torna sul tema delle invasioni aliene con il beneficio della produzione di Steven Spielberg. La Terra è stata invasa e c'è stato poco da fare per difendersi, come è più o meno solito di questo tipo di produzioni: una tecnologia schiacciante ha ridotto i terrestri a pochi gruppi di fuggitivi che si ostinano a chiamarsi resistenza (combinano abbastanza poco) e alcuni schiavi controllati con un meccanismo piazzato sulla spina dorsale che li rende schiavi: questi asserviti sono tutti ragazzi.


Gli invasori sono delle brutte schifezze a sei zampe, mostri chiamati Skitters, ma hanno anche l'aiuto di un braccio violento e meccanizzato, una specie di Cylon (vedi Battlestar Galactica) chiamati Mech. Questi ultimi sono letali e robusti, e aiutano gli skitters a dare la caccia agli umani rimasti. Le prime puntate (della prima serie) ci presentano il dramma dei giovani prigionieri in primo piano quando Tom Mason, professore di storia e vicecomandante di una unità della resistenza con un sacco di civili a cui badare, viene a scoprire che suo figlio è uno di questi schiavi degli skitters e vuole liberarlo. Non è dello stesso parere il comandante, il vecchio (ma duro) capitano Weaver, che concede poche risorse a Mason per tentare l'azione. In queste prime puntate veniamo anche a scoprire qualcosa sul nemico...

Per quanto riguarda il cast, il protagonista è Noah Wyle nei panni di Mason (si tratta di un attore famoso per un ruolo in ER), tra gli altri attori principali menziono Moon BloodGood (nei panni di un medico, la pediatra Anne Glass) e Colin Cunningham, che interpreta John Pope, leader di una gang che cerca di rubare armi dai soldati della resistenza e ha l'ardire di prendere degli ostaggi.

Falling Skies non è basato su cattive idee. Di fatto, anzi, è meno banale di altre serie TV apocalittiche, nel senso che gli umani studiano i nemici (SPOILER: catturando prigionieri, ad esempio, e facendo congetture sul vero ruolo di Mech e Skitters). Dopo alcuni episodi ho sospeso la visione più che altro perché le vicende si evolvono un po' lentamente.


Un po' mi sono meravigliato. Questa serie ha i numeri, perché non mi ha entusiasmato? A parte il ritmo che come ho detto sopra è un po' lento (altri spettacoli non proprio intelligentissimi, tipo The Walking Dead, per lo meno fanno evolvere la storia abbastanza alla svelta), non mi hanno eccessivamente entusiasmato i cattivi metallici (troppo simili ai Cylon, non tanto fisicamente ma nel senso che quando al sceneggiatura ha bisogno che siano formidabili lo sono, altre volte sembrano un po' scarsi), e forse c'entra anche il fatto che di questo tipo di storie ne abbiamo visti molti. Anche il buon padre di famiglia che deve recuperare il figlio è un inizio di storia che mi è sembrato un po' abusato.

Credo che il cast si possa aggiungere ai fattori che non funzionano al cento per cento, non sono uno di quelli che vogliono il nome di grido a tutti i costi, ma si sente il bisogno di qualche personaggio che riesca a stagliarsi in primo piano.

Tuttavia spero di riprendere la visione perché con Falling Skies abbiamo una trama che, anche se lentamente, cerca di andare da qualche parte. Del resto ne sono state girate cinque stagioni...




venerdì 23 giugno 2017

Too old to GDR, too young to die...

... O almeno speriamo, e mi riferisco alla seconda parte della frase che fa da titolo. Per i non anglofoni, è una "citazione" da un titolo di una canzone famosa (famosa a suo tempo) dei Jethro Tull, e significa: troppo vecchio per il gioco di ruolo (che però dovrebbe avere la sigla RPG, in inglese...), troppo giovane per morire. È così? Esiste un'età in cui sei troppo vecchio per il gioco di ruolo? E se, mettiamo, io mi sono davvero stufato, parlo solo per me o per molti della mia età?

A dire il vero per la maggior parte della gente non succede che a un certo punto uno dichiara "mi sono stancato del GDR." Semplicemente capita che non si gioca più. Perché si ha troppo da fare, ad esempio, in certe fasi della vita in cui lavoro, matrimonio e danni collaterali collegati tolgono a molta gente qualsiasi spiraglio di tempo libero.

Capita però anche che a un certo punto magari il tempo si troverebbe, però si fa qualcos'altro, anche se c'è stato un momento della vita in cui il GDR era l'interesse numero uno. Diciamo che quando si stacca non è così scontato che si riesca a riattaccare con questo hobby, che richiede un gruppo dedicato (e uno dei componenti deve essere capace di fare l'arbitro, e desideroso di farlo) e una quantità non indifferente di tempo libero a scadenze fisse per tutti i partecipanti, insomma un lusso una volta finiti i tempi dello studio e iniziati quelli del lavoro.

martedì 20 giugno 2017

Le Sirene di Gotham City vol. 1

Questa serie a fumetti dovrebbe essere oggetto di un prossimo film supereroistico, quindi m'è venuta la curiosità di darci un'occhiata, anche perché volevo vedere qualcosa di più su un paio di personaggi che conosco molto poco (Harley Quinn, che qui inizialmente non è a rimorchio del Joker, e Poison Ivy). Si tratta di storie di Paul Dini, con la collaborazione di Guillem March, David e Alvaro Lopez. Le Sirene di Gotham City sono tre "cattive" supereroine, Catwoman, Poison Ivy e Harley Quinn, tutte e tre in un periodo di non eccessiva cattiveria: condividono un covo e alcuni problemi in un periodo di grandi stravolgimenti di Gotham City. Batman ad esempio non c'è più. Ma anche Catwoman è indebolita da una serie di disastri che l'hanno quasi uccisa (ciò avviene in storie dell'universo di Gotham City precedenti a questa serie). Insomma vedremo le tre che affrontano insieme i problemi personali di ciascuna e un po' di cose che succedono in città.

Ricomparirà però Batman, e pure il Joker. O forse no, c'è qualcosa di strano in loro? Mi fermo per non anticipare troppo. Questo uno dei temi conduttori di una storia con diversi episodi che vanno in direzioni diverse (capiterà di vedere anche... la famiglia di Harley Quinn). Riuscirà Harley Quinn a resistere al suo folle amore per il Joker, quando lo rivedrà? Queste e altre domande, fondamentalmente, mi hanno eccitato pochissimo, diciamo pure per niente.


Giudizio finale... non fidatevi di me, perché mi occupo solo ogni tanto di supereroi, ma non sono stato colpito né dalle storie né dai disegni. Una sufficienza a queste Sirene di Gotham City la darei, ma non mi ha preso particolarmente.

giovedì 15 giugno 2017

Ogni partita di Dungeons & Dragons che giocate...

La citazione di Marylin Manson (vedi foto) probabilmente la conoscete già, bisogna vedere se è credibile. La frase completa suona così, in italiano: Se ogni sigaretta che fumate sottrae sette minuti alla vostra vita, ogni volta che giocate a Dungeons and Dragons ritarda di sette ore la perdita della vostra verginità. Prendendo il più famoso come esempio per indicare il Gioco di Ruolo in genere, il nostro cantante conferma quindi il motto di saggezza popolare secondo cui il GDR è una delle peggior cose da sfigati che esistano sulla faccia della terra, nel senso che giocarci ti rende sfigato.

Ora, a mio parere il gioco di ruolo può essere un divertimento intellettuale molto raffinato come un pessimo modo di perdere tempo e rimbecillirsi. Ma non per il fatto di rinchiudersi in un mondo immaginario anziché andare a cercare di allaciare una relazione con l'altro sesso... io ce l'ho più con il modo in cui tanti giocano, diventando nella fantasia del GDR una versione prepotente e illimitata di se stessi, a caccia dell'ottimizzazione del proprio personaggio a seconda dei cavilli da sfruttare, a caccia di successo e quattrini, spesso senza alcun freno morale salvo se convenga averne per via di qualche regola, il tutto come se ci fosse qualche cosa di vero da guadagnarci. Una grossa fetta dei giocatori sono così, e, spiacente se suono schizzinoso, non mi piacciono. Anche se certamente chi gioca a questo modo non diventa più intelligente o più pazzo o più cretino con il GDR.

mercoledì 14 giugno 2017

Una recensione

Segnalo con piacere una nuova recensione del mio Khaibit, ad opera di Fabio Crespi, parole interessanti che rivelano una lettura attenta del libro (anche lettura critica, e questo bisogna accettarlo).

M'è piaciuto il giudizio sulla copertina, realizzata da Giordano Efrodini su immagini che avevo raccolto in rete (l'ombra egizia dell'anima più... la periferia milanese).

Immagine inquietante volevo, e immagine inquietante ho avuto...

Se vi interessa leggere un urban fantasy italico, Khaibit è sempre lì che vi aspetta...

giovedì 8 giugno 2017

Gioco di Ruolo, tre (o più) stili

Ci sono mille articoli in giro per la rete sui tipi umani più o meno bizzarri che si trovano nell'ambiente del GDR.
Avrete tutti sentito parlare di avvocati delle regole, power players e via dicendo. Sono stili di gioco che in generale distruggono o rendono molto più povera quella che potrebbe essere l'esperienza del giocatore, e influiscono anche sugli altri giocatori e su chi conduce la sessione. Ma esistono anche delle filosofie di gioco divergenti. e anche su di esse si è sprecata molta carta e molta polemica.

Prendendo spunto da un articolo della Wikipedia, scopriamo che nei GDR abbiamo delle categorie: gamisti (orrida resa maccheronica della parola inglese), simulazionisti e narrativisti. Nota: l'articolo di Wikipedia è molto migliore nella versione in inglese.



A dire il vero non ci sono dei giochi (e raramente dei giocatori) schierati del tutto da una parte. Ma proviamo a vedere cosa significano le categorie. Per farla breve, il gamista prende il GDR come un gioco da tavolo, o un videogame. Si va a cercare di vincere, e si deve badare che le possibilità dei vari giocatori siano bilanciate. Anche gli avversari dovrebbero essere bilanciati, presentando le sfide più pericolose man mano che i giocatori migliorano le proprie abilità. Quindi l'efficienza del personaggio, la funzionalità del gruppo sono molto importanti.
Il simulazionista vorrebbe entrare nel mondo del gioco, vivere e respirare l'ambientazione, curare la coerenza interna e il realismo (inteso come realismo dell'ambientazione, dove sia in contrasto con il nostro quotidiano realismo). Il mondo respira di suo, vi possono avvenire eventi al di là di quello che i giocatori fanno e vedono, e tali eventi potrebbero influenzare il gioco. E se vedete una forte tendenza a simulare con precisione l'effetto di abilità, armi, ecc... probabilmente siete in un GDR simulazionista.
Il narrativista vuole narrare una storia che si intreccia con il background e le motivazioni dei personaggi. I personaggi evolvono grazie alle scelte che compiono, la trama di conseguenza può portare in direzioni non previste. Regolamenti complessi possono essere scartati in favore di una semplice struttura che metta la narrazione (lo "storytelling") in primo piano.

giovedì 1 giugno 2017

Wonder Woman

Le polemiche si sono sprecate prima ancora dell'arrivo di questo film: la Warner Bros è stata accusata di aver voluto ammazzare la nuova Wonder Woman nella culla, uccidendo quindi la possibilità che questo personaggio decollasse e che le attrici (donne) finalmente sfondassero il soffitto di vetro dei ruoli principali e meglio pagati di Hollywood eccetera eccetera. Probabilmente non c'è nessun sabotaggio in corso riguardo al film, salvo magari come è stato fatto, ma giudicate voi. Queste diatribe le metto subito ai margini poiché delle differenze tra gente che è enormemente privilegiata m'interessa abbastanza poco (magari dovrebbe interessarmi di più? ma visto lo stato attuale delle cose...) e per quanto riguarda l'icona femminista, be', ormai da diversi decenni ne è stato fatto qualcosa di molto diverso da come la voleva il suo creatore, quindi mettetevi pure il cuore in pace.
Se volete sapere qualcosa sulla Wonder Woman delle origini, ne approfitto per consigliarvi l'articolo (in verità piuttosto scarno) che scrissi per Fantasy Magazine qualche anno fa.

Due parole le spendo per l'attrice, Gal Gadot, che non mi sembra un'ottima scelta per la parte. Ammetto comunque che non saprei indicarne una migliore (il reboot fallito di qualche anno fa su questo aspetto era anche peggio). E inoltre penso che sarebbe stato comunque impossibile il confronto con Linda Carter, che ha il vantaggio di avere interpretato questo difficile personaggio a lungo, e senza rivali per tutti questi anni.

martedì 30 maggio 2017

Consigli di McCann per aspiranti scrittori

Non so se le liste di consigli per i giovani virgulti desiderosi/e di volgersi allo scrivere abbiano più senso quando sono scritte in inglese, ma questa mi ha incuriosito un po' così ve ne voglio parlare.

Chi dispensa consigli è Column McCann, britannico, giornalista e scrittore.
Il primo può essere già sufficiente a spiazzarci:

Non ci sono regole.
Già, qui nell'ambito degli aspiranti autori del fantastico può sembrare un'eresia, perché tanti cercano la perfezione e perché l'adesione a supposte regole inappellabili è stata a lungo l'arma degli odiatori professionisti che si sono creati una "reputazione" spandendo acredine e letame sul prossimo.


Se non sai scrivere qualcosa di interessante, l'adesione a canoni di lavoro non ti migliorerà per niente. Questo lo dico io. L'articolista McCann dice: al diavolo la grammatica, ma solo se prima sai cos'è. Al diavolo i formalismi, ma se prima li sai usare. All'inferno la trama, ma prima o poi ti conviene far succedere qualcosa.
Questo è un punto di vista espresso in breve e molto importante. Io avevo detto qualcosa di simile per quanto riguarda i manuali di scrittura creativa. Non ti devi sentire paralizzato e schiacciato dalle "regole," ma per muoverti devi sapere quali siano e farti la mano.
Altrimenti il rifiuto delle regole è solo una scusa (poco duratura) per occultare la tua ignoranza.

La prima riga.
Dovrebbe essere coinvolgente, strepitosa, strappare l'attenzione del lettore e convincerlo che ci sia qualcosa di urgentissimo da sapere... Ok, lo si è sentito molte volte: devi iniziare con qualche cosa che acchiappa. Ma l'articolista dà un paio di suggerimenti in più che reputo buoni. Primo, non farti travolgere dall'inizio travolgente. Dopo aver iniziato con forza per tirare il lettore nel tuo mondo, puoi essere più tranquillo nello svolgere la storia, presentare il tuo mondo.
Secondo: non è mica detto che l'incipit acchiappa-lettore sia la prima cosa che ti viene perfetta al primo colpo. Forse ne scoprirai uno che funziona davvero bene più avanti, e lo riscriverai da capo.

Non scrivere di ciò che sai.
Questa è eretica! McCann dice: scrivi di quello che non sai ma vorresti sapere. Lo scrittore è un esploratore, che guarda al di fuori di quello che è e di quello che sa. Segue un trafiletto molto convincente e commovente (leggetelo!), che condivido almeno in parte. Lo "scrivere di ciò che sai" per me è comunque perdente in partenza, una cosa che limiterebbe moltissimo il campo d'azione di uno scrittore.

Il terrore del foglio bianco.
È una scusa troppo facile. Perché alla prima difficoltà ci si perde a controllare la posta elettronica, ad andare su internet, ecc... Prima di dire di avere la sindrome del foglio bianco bisogna stare lì, senza pensare ad altro, per un certo tempo.

La creazione di personaggi.
Perfettamente d'accordo con McCann. Arrivare a conoscerli alla perfezione come se fossero persone vere.

Scrivere dialoghi.
McCann sconsiglia di esagerare con accenti strani, slang, dialetti, versi, e con l'uso di alternative come esclamò, gridò, insistette al posto del semplice disse. Quest'ultima in italiano funziona piuttosto male, nella nostra lingua le alternative vanno cercate. Per McCann il dialogo "scritto" non deve cercare il realismo di un autentico colloquio (che è difficile da rendere, ci avete provato?).
Il dialogo è efficace se riesce a saltare minuzie come saluti e introduzioni iniziali e arrivare rapidamente al dunque. I personaggi possono mentire, o presentare la realtà dal punto di vista obliquo che fa comodo a loro, hanno i loro tic, e certamente ciascuno un modo diverso di parlare. Su quest'ultima io sono d'accordo a metà, nel senso che c'è ovviamente chi ha una maniera molto distinguibile di esprimersi, ma nel caso di molte persone le differenze sono sottili. Pensateci bene, dopo aver fatto caso a come parlano le persone con cui vi relazionate spesso.
Se la vostra maniera di caratterizzare due persone che parlano è che uno dice sempre "cioè" in mezzo a una frase e l'altro continua a ripetere "secondo me," lasciate perdere.

La struttura.
Le storie sono organizzate. Come una flow chart (largo circa...), con percorsi che si incrociano, snodi costituiti da colpi di scena e avvenimenti principali, flussi più e meno importanti, fatti fondamentali.
Questa struttura è generalmente non poco complessa ed esiste sempre, almeno inconsciamente, nella testa di chi scrive.
Creare la storia in questo modo però può essere una trappola perché limita le possibilità.
Questo quello che l'articolista dice. Io, che mi faccio sempre i miei schemini tranne che per le storie brevi. In ciò che afferma McCann ci credo a metà, ma penso anche io che lo schema debba emergere con grazia da un sacco di elementi: azioni, dialoghi, personaggi e via dicendo, ed essere rinforzato senza esagerare. Ed è vero che un po' di spazio all'improvvisazione va lasciato. Scrivere per riempire una cornice immutabile decisa in precedenza può essere piuttosto noioso.

La trama e il linguaggio.
Per McCann spesso la maniera in cui una storia viene raccontata è molto più importante della storia in sé. Io credo che questo sia vero nella massima parte dei casi, visto che di storie originali al cento per cento ne esistono davvero pochine, e che la qualità sta molto più nel "come" piuttosto che nel "cosa."

Punteggiatura.
Alcune regole fondamentali. Come avrete sentito dire anche in Italia, le parentesi prendono troppa attenzione e vanno usate con cautela (una norma di cui, e lo dico fra parentesi, me ne frego abbastanza). Per McCann la grammatica va saputa, ma qualche volta un errore può valere la pena di lasciarlo scappare. Sulla prima sono d'accordo. Sulla seconda, e comunque teniamo conto che parliamo di due lingue differenti, gli errori grammaticali li terrei solo nel dialogo, per riflettere il linguaggio parlato. Anche quello con qualche limite... talvolta anche i più ignoranti dei miei personaggi usano il congiuntivo.

Ricerca.
Per documentarsi su quello di cui non si sa ma, vedi sopra, comunque si vuol scrivere, è necessario leggere dei veri e propri testi e non qualche sciocchezzuola su Google o la Wikipedia.
Questo dice McCann, io penso che spesso e volentieri uno che sappia servirsi di questi mezzi può fare un bel lavoro lo stesso, dipende da cosa gli serva davvero e quanto desideri pavoneggiarsi con la sua capacità di calarsi nel contesto. E quanto a quella, McCann consiglia, e qui sono perfettamente d'accordo, di non affogare il lettore con i dettagli che voi avete dovuto imparare per poter scrivere di un certo fatto o in una certa ambientazione.

Il Fallimento.
Vuol dire che almeno ci avete provato. Eh, già.

Buttare via tutto.
Se davvero fa schifo o non riesci a migliorarlo, butta via tutto. Comunque è stato un insegnamento.
Mica facile, però...

Finale.
Il finale: non è semplice, portrebbe essere necessario metterne giù due o tre e poi scegliere il migliore. Oppure saper ascoltare il lampo di genio, tornare indietro qualche pagina e trovare il punto migliore per mettere la parola fine, togliere quello che viene dopo.
Scegli quel finale che ti sembra vero, e con un pizzico di mistero, dice McCann, e ci invita a riflettere su un fatto: una storia comincia prima di quando la facciamo cominciare noi e finisce dopo, pertanto è inutile cercare il finale perfetto.
Personalmente trovo che il finale non sia così difficile... quando mi viene di colpo e mi convince subito. Se non ho questa fortuna, in effetti, è un gran problema.





martedì 23 maggio 2017

Gioco di Ruolo, aiuta la crescita personale?

Si è sempre parlato tanto di effetti malefici e diabolici del GDR (Gioco di Ruolo, o anche RPG, dall'inglese), e questa è una diatriba che va avanti da un sacco di tempo. Per una volta tanto vogliamo soffermarci sugli effetti positivi? Sorprendentemente, ce ne sono un sacco...
In particolare, i giochi di ruolo, anche se li si intraprende per divertimento, possono insegnare un sacco di cose. Cito qui un articolo di un paio di anni fa, in inglese, dove si afferma, per cominciare, che chi si occupa del gioco di ruolo deve per forza leggere e imparare a scrivere, e descrivere, tutti grandi esercizi per la mente e che possono aiutare chi vi è per natura poco dedito (in Italia invece chi è analfabeta di ritorno spesso si sente superiore alle persone che sorprende con un libro in mano, ma non per niente il nostro paese sta affogando nel letame...).

domenica 21 maggio 2017

Due che non mi vedo

Sono nelle sale due film che volevo "quasi" andare a vedere. Il primo è King Arthur, Legend of Sword, titolo tradotto male in italiano (...il potere della spada). Un film fantasy (forse è una forzatura chiamare fantasy il ciclo arturiano ma sopportatemi) che sia anche un bel film è cosa rara, per cui anche su quelli mediocri si sofferma facilmente la mia attenzione. Ma quando ho letto qualche critica mi sono cadute le braccia. Nonostante la presenza di attori noti, qui siamo in un film d'azione senza grandi idee, su cui il nome di Re Artù è stato calato a forza. Il futuro sovrano è un tipo che conduce la rivolta contro un tiranno (Vortigern) salutato con uan specie di saluto nazista dalle sue truppe, tanto per intenderci sull'atmosfera. Arti marziali orientali nella britannia del quinto secolo... battaglie in CGI a manetta. Insomma niente a che vedere con il materiale che dovrebbe essere la fonte: questo film è solo un generico sbudellamento con una trama ridicola.

L'altro film è Alien Covenant: Ridley Scott ha rimesso la parola "Alien" nel titolo e a quanto pare il nostro mostro tanto amato torna alla grande. Io però mi sono riguardato il post che avevo scritto su Prometheus qualche anno fa... e mi rendo conto che se è vero che la trama si riallaccia a quel precedente film, e approfondisce alcune tematiche (e le azioni di certi personaggi) che finalmente potrebbero cominciare ad avere senso, per me sarebbe indispensabile rivederlo poiché Prometheus nella mia memoria era stato coperto da un misericordioso oblio. Ma ne vale la pena?


Dicono che questo Alien Covenant sia meglio e c'è una contrapposizione talebana tra entusiasti e detrattori. Non voglio essere tra i secondi per forza e certamente non mi ci metto senza avere visto il film. Ma, leggendo il poco che viene rivelato sulla trama, vedo che un'astronave viene attirata su un pianeta da un misterioso segnale e uno di quelli che sbarcano poi comincia a sentirsi male... e a questo punto, a parte i grandi sottotesti filosofici che indubbiamente ci saranno, mi domando: ma Ridley, quante volte devi raccontarci la stessa storia? Penso proprio che questo film me lo vedrò in streaming... forse.